L'Open Science promuove la condivisione dei risultati della ricerca, ma cosa succede quando la conoscenza condivisa viene utilizzata da soggetti o organizzazioni malevole? Esistono infatti rischi quali l’appropriazione illecita di conoscenze, interferenze straniere e usi distorti delle tecnologie. La sfida è quindi distinguere, già nelle fasi iniziali di sviluppo, tra ricerca innocua e quella con potenziale uso duale o applicazioni ostili, per esempio in ambito bellico. Le istituzioni europee chiedono di integrare misure di sicurezza della ricerca senza ostacolare la collaborazione che sostiene il lavoro scientifico. È dunque utile chiarire cosa serve per mantenere un equilibrio tra apertura e tutela
La scienza aperta è un pilastro della politica europea e internazionale che si fonda su valori come il progresso scientifico e il benessere collettivo, e che si concretizza in principi come la massima condivisione della conoscenza e degli strumenti – materiali ed immateriali – su cui la ricerca si basa, a partire dall’enorme massa di dati che essa produce ed elabora.
I protagonisti e i promotori di questa condivisione sono gli stessi scienziati; tuttavia, che succede quando la conoscenza condivisa viene utilizzata da soggetti o organizzazioni malevole contro i valori fondanti, ovvero non a beneficio della società?
Le istituzioni europee e internazionali (UE, OCSE, G7) hanno in particolare evidenziato alcune criticità, come la possibilità di interferenze straniere sulla vita democratica delle società, l’appropriazione illecita di conoscenze, con la conseguente perdita di competitività tecnologica, e l’uso distorto dei risultati della ricerca, anche per fini militari, raccogliendole sotto la definizione di “sicurezza della ricerca” (si veda ad esempio il rapporto del SIGRE Working Group del G7, 2022).
In aggiunta ai principi di base come equità, correttezza professionale e tutela del benessere pubblico, per i ricercatori emerge sempre più chiaramente l’esigenza di proteggere le comunità scientifiche da tutti quei comportamenti che potrebbero generare rischi economici e strategici per la società. In altre parole, preservare l’integrità è indispensabile per realizzare i principi della scienza aperta, e questo è possibile solo garantendo la sicurezza dell’enorme mole di risultati e base di conoscenze scientifiche e tecnologiche.
Anche le istituzioni europee hanno affrontato questa tematica, in particolare la recente Raccomandazione del Consiglio UE del 23 maggio 2024 invita gli Stati Membri a sviluppare linee guida nazionali, creare strutture di supporto e piattaforme per la valutazione del rischio, rafforzare la sinergia tra università, enti di ricerca, industria e agenzie di sicurezza, e integrare la sicurezza nella valutazione dei progetti di ricerca.
Naturalmente non tutte le linee di ricerca e i campi di sviluppo tecnologico sono ugualmente strategici o esposti a rischi: le aree più sensibili includono semiconduttori avanzati, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche e biotecnologie. Un’ulteriore sfida per la comunità è distinguere tra ricerca innocua e quella con potenziale uso duale, o comunque con potenziali applicazioni ostili; in particolare nei campi di ricerca emergenti l’eventuale utilizzo distorto in campo bellico o criminale è sempre più difficile da valutare, anche nelle fasi a più bassa maturità tecnologica.
È chiaro come qualsiasi misura di tutela possa apparire in contrasto con lo spirito profondo della ricerca scientifica che è naturalmente fondata sulla collaborazione e sulla condivisione tra scienziati, indipendentemente dalla loro provenienza e affiliazione e anzi, sempre più spesso, anche attraversando i confini delle diverse discipline. È, quindi, di fondamentale importanza evitare fenomeni di chiusura, anche solo scoraggiando la collaborazione o la mobilità dei ricercatori. Questo obiettivo può essere ottenuto tramite degli strumenti che siano razionali, semplici, trasparenti e rispettosi dell’autonomia e indipendenza delle istituzioni scientifiche; occorrono quindi tre elementi fondamentali.
Il primo e più importante è aumentare la consapevolezza: azioni di formazione per i ricercatori, ma anche per le governance delle istituzioni di ricerca, allo scopo di prendere atto delle criticità e affrontarle in modo equilibrato e trasparente.
Poiché gli scienziati sono i protagonisti e anche i soggetti più interessati alla tutela della loro ricerca e dei suoi esiti, tutti gli aspetti critici possono quindi essere efficacemente analizzati solo da chi ha la conoscenza diretta delle aree critiche, dei collaboratori internazionali, delle fonti di finanziamento: l’autovalutazione e la gestione della mitigazione dei rischi connessi alla sicurezza della ricerca devono essere appannaggio dei ricercatori e delle loro istituzioni.
In ultimo luogo, occorre una rete di condivisione delle informazioni e di supporto multilivello, che garantisca l’aderenza alle politiche delle singole istituzioni con il livello nazionale ed europeo e che possa accompagnare i ricercatori nel percorso di valutazione e tutela delle proprie attività.
In conclusione, in nessun caso è pensabile bloccare il flusso di informazioni, l’attitudine a condividere e la mobilità nelle comunità scientifiche. D’altra parte ignorare i rischi può rappresentare altrettanto pericoloso per il progresso scientifico e tecnologico della nostra società. Occorre un approccio equilibrato, proporzionato e, soprattutto, compreso e condiviso dai protagonisti della ricerca.
Bibliografia
Consiglio dell’Unione Europea (2024). Raccomandazione del 23 maggio 2024 sul rafforzamento della sicurezza della ricerca (C/2024/3510). Gazzetta Ufficiale dell’UE.
UNESCO (2021). Recommendation on Open Science. Paris: UNESCO. (UNESCO, 2021)
Commissione Europea (2023). Raccomandazione (UE) 2023/2113 su aree tecnologiche critiche per la sicurezza economica dell’UE.
Direttiva (UE) 2022/2555 del Parlamento europeo e del Consiglio (14 dicembre 2022). Misure per un livello comune elevato di cybersicurezza nell’Unione (Direttiva NIS 2).
G7 – SIGRE Working Group (2022). G7 Common Values and Principles on Research Security and Research Integrity. (G7 – SIGRE Working Group, 2022)
OECD (2024). Integrity and security in the global research ecosystem.
Ministero dell’Università e della Ricerca (Italia) (2025). Modello nazionale e Linee guida per la sicurezza e l’integrità della ricerca. (Ministero dell’Università e della Ricerca, 2025)
16 febbraio 2026
