Il diritto d'autore è ancora poco considerato nel processo di produzione della pubblicazione scientifica, pur influenzando direttamente l'accesso alla conoscenza. Oggi persiste il paradosso per cui risultati di ricerca finanziata con fondi pubblici vengono sfruttati commercialmente da editori privati, senza che questi contribuiscano ai costi di produzione. Per riequilibrare la situazione, si sono diffuse pratiche come la rights retention strategy e si promuovono riforme, tra cui il riconoscimento di un diritto inalienabile alla ripubblicazione in accesso aperto. Il progetto Right2pub ha osservato la situazione esistente e prodotto alcune raccomandazioni
Nel panorama della pubblicazione scientifica contemporanea, il tema del diritto d'autore rappresenta un nodo cruciale, spesso sottovalutato dagli stessi ricercatori. L'equilibrio tra la tutela della proprietà intellettuale e la necessità di una circolazione aperta della conoscenza prodotta dalla comunità scientifica e di ricerca è una questione centrale nel dibattito sulla comunicazione scientifica.
C’è una sempre maggiore attenzione agli effetti negativi che le prassi consolidate nell’ambito della pubblicazione scientifica determinano rispetto alla più ampia diffusione della conoscenza – riconosciuta come oggetto di un vero e proprio diritto.
Nella pratica corrente, i ricercatori affidano la pubblicazione dei propri lavori a editori commerciali, cedendo integralmente i diritti di sfruttamento economico previsti dalla normativa sul diritto d'autore; ne consegue che normalmente gli editori “bloccano” la pubblicazione all’interno di un sistema di accesso a pagamento, di fatto riservato a pochi, e che non prevede la possibilità di riutilizzo dei materiali pubblicati, limitando notevolmente la diffusione dei risultati della ricerca.
Si tratta di una situazione tanto più problematica se si considera che una parte consistente della ricerca è finanziata con fondi pubblici: il paradosso è che i cittadini, attraverso le tasse, sostengono economicamente studi i cui risultati rimangono poi inaccessibili alla collettività.
A fronte di questa situazione il dibattito si incentra oggi sui temi dell’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche e del libero riutilizzo delle stesse, cioè sulla disponibilità online, gratuita e senza restrizioni, dei risultati della ricerca scientifica, in modo tale che chiunque possa accedere al testo completo degli articoli, senza barriere legali, tecniche o finanziarie e possa riprodurre, tradurre, o comunque modificare, tale testo purché siano rispettate le condizioni indicata dall’autore e l'integrità dell’opera originale, attraverso l’utilizzo di licenze aperte (il principale esempio delle quali è rappresentato dalle licenze Creative Commons).
Un quadro giuridico in evoluzione
Negli ultimi anni, il quadro normativo dell’Unione europea e nazionale in materia di diritto d'autore ha mostrato segnali di progressiva evoluzione, proprio in relazione all'accesso aperto e al riutilizzo delle pubblicazioni scientifiche.
Ad agosto 2022, la Commissione europea ha pubblicato uno studio volto ad analizzare in che misura le norme sul diritto d’autore dell'Unione europea facilitino – o, al contrario, ostacolino – tali dinamiche. Lo studio evidenzia come “senza accesso non può esserci riutilizzo, e senza riutilizzo, l’accesso perde gran parte della sua utilità”, sottolineando l'interdipendenza tra le due dimensioni.
Nel maggio 2023, il Consiglio dell’Unione europea ha rilanciato il dibattito con un documento sulla necessità di promuovere “una pubblicazione accademica di alta qualità, trasparente, aperta, affidabile ed equa”.
In tale contesto, è stata accolta positivamente l’introduzione, da parte di alcuni Stati membri, di diritti di pubblicazione secondaria che consentono agli autori di rendere disponibili in accesso aperto i propri articoli, indipendentemente dagli accordi editoriali, dopo un determinato periodo di tempo.
Ancora, nel marzo 2025 la Commissione europea ha pubblicato uno studio che offre una panoramica delle pratiche contrattuali in alcuni settori creativi (audiovisivo, musica, arti visive, videogiochi e opere letterarie), con particolare attenzione al trasferimento dei diritti d'autore e dei diritti connessi dagli autori ed esecutori in favore di chi sfrutta tali diritti. Sebbene il focus dello studio non sia direttamente collegato all’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche, esso contribuisce a delineare il quadro complessivo della attuale realtà degli accordi contrattuali che riguardano i diritti degli autori.
Anche a livello internazionale, negli ultimi vent'anni si è assistito anche a un crescente sviluppo di politiche a favore dell’accesso aperto (OA), con un'attenzione più recente al tema della "rights retention" (conservazione dei diritti) – la pratica cioè di conservare nei rapporti con gli editori sufficienti diritti sui propri lavori per poterli ripubblicare in accesso aperto. Un passo significativo in questa direzione è stato il lancio della Rights Retention Strategy (RRS) da parte di cOAlition S nel 2021, che mira a garantire agli autori questo risultato.
Un ulteriore sviluppo recente è rappresentato dall’adozione da parte della Commissione Europea, nell’ambito del programma Horizon Europe, di linee guida che impongono il rispetto del principio dell’accesso aperto immediato e della conservazione dei diritti da parte degli autori (Horizon Europe Programme Guide). Questo orientamento rafforza il ruolo della "rights retention" come condizione imprescindibile per una scienza più aperta e trasparente.
In Italia, un tentativo in direzione dell’apertura delle pubblicazioni scientifiche è stato rappresentato dal disegno di legge n. 1146 del 2019, ispirato al modello tedesco, che prevedeva un diritto di pubblicazione secondaria in accesso aperto per gli articoli pubblicati in riviste scientifiche. La proposta, tuttavia, non è stata approvata per la mancanza di un ampio consenso politico.
Attualmente, il diritto d’autore in Italia è regolato principalmente dalla legge n. 633 del 1941, più volte modificata. Questa normativa distingue tra diritti morali, che tutelano la personalità dell'autore e rimangono inalienabili, e diritti patrimoniali, che regolano lo sfruttamento economico dell'opera e possono essere ceduti a terzi. L’autore di un’opera automaticamente acquisisce questi diritti. Tuttavia, nella pratica editoriale corrente, molti autori tendono a cedere tutti i diritti patrimoniali agli editori, spesso senza piena consapevolezza delle implicazioni di tale cessione.
In Italia, nonostante l’assenza di una normativa nazionale specifica sulla conservazione dei diritti, si osserva un crescente interesse istituzionale verso modelli di pubblicazione che tutelino l'autonomia degli autori. Ad esempio, enti di ricerca, come il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), e varie università hanno adottato politiche interne di accesso aperto che incoraggiano o richiedono il deposito delle pubblicazioni scientifiche nei repository istituzionali e/o promuovono l’uso di clausole di rights retention compatibili con i requisiti europei. Si tratta di un’evoluzione ancora frammentaria, ma che segnala una progressiva convergenza tra il quadro normativo italiano e le più avanzate pratiche europee in materia di accesso aperto e diritti degli autori.
L'indagine del CNR: metodologia e partecipanti
In questo contesto, il progetto Right2pub - Balancing Publication Rights: la voce della comunità scientifica su rights retention e secondary publishing right ha rappresentato una significativa iniziativa del CNR e si è proposto di sostenere il riconoscimento legislativo in Italia di un diritto di pubblicazione secondaria in ambito scientifico e di aumentare la consapevolezza della comunità scientifica nazionale sul tema della conservazione dei diritti d’autore. La comprensione approfondita dei diritti legati alla produzione scientifica personale e la consapevolezza delle modalità di gestione di tali diritti costituiscono il primo passo per operare consapevolmente a favore della più ampia diffusione della conoscenza scientifica e per tutelare gli interessi individuali dei ricercatori[1].
Nel novembre 2023, il progetto Right2Pub ha condotto un’indagine all’interno della comunità scientifica del CNR per esplorare consapevolezza e pratiche legate ai diritti d’autore nella pubblicazione scientifica. L’indagine ha coinvolto 6.275 ricercatori e tecnologi di 88 istituti, coprendo tutti i settori ERC e l’intero territorio nazionale.
Attraverso un questionario online (889 risposte complete, pari al 13%) e due focus group con personale di supporto alla ricerca, sono emersi dati utili su produzione scientifica, ripubblicazione e gestione dei diritti. I partecipanti rappresentano un ampio spettro di discipline scientifiche, con una predominanza del settore delle Scienze fisiche e ingegneristiche. Il profilo tipico del rispondente è caratterizzato da una significativa esperienza di ricerca: il 69,5% si colloca nella fascia d'età tra 40 e 59 anni, mentre il 71% vanta un'anzianità scientifica compresa tra 11 e 30 anni.
Risultati principali: una consapevolezza limitata
I risultati dell'indagine hanno rivelato una situazione preoccupante riguardo alla consapevolezza dei diritti d'autore nella comunità scientifica del CNR:
- Il 57,8% dei rispondenti ha dichiarato di non sapere esattamente cosa siano le licenze Creative Commons
- Il 55% non verifica quali diritti mantiene sulle proprie opere rispetto agli accordi stipulati con gli editori quando pubblica
- Il 40% evita la ripubblicazione dei contributi pubblicati in sedi commerciali a causa delle difficoltà nell'ottenere l'autorizzazione
- Il 75% non conosce la differenza tra le diverse versioni dell’articolo realizzate nel corso del processo di pubblicazione (dal manoscritto inviato all’editore alla versione pubblicata), concetti fondamentali per comprendere le possibilità di riutilizzo del proprio lavoro
- Solo il 27% dichiara di depositare sempre i propri lavori in archivi istituzionali o disciplinari
- Il 34% ha poco o nessun interesse per le questioni relative al diritto d'autore e solo il 17% dichiara un interesse alto (vedi fig. 1)
- Una percentuale che varia fra il 61% e il 75% dichiara nessuna o scarsa conoscenza sui principali temi del diritto d’autore di interesse per l’indagine (vedi fig. 2)

Fig. 1. Livello di interesse per le questioni di diritto d’autore

Fig. 2. Grado di conoscenza su specifici temi del diritto d’autore
Questi dati suggeriscono una significativa lacuna di conoscenza su temi cruciali per la gestione efficace dei diritti d'autore nelle pubblicazioni scientifiche. La mancanza di familiarità con strumenti come le licenze Creative Commons e i concetti base come la distinzione tra diverse versioni di un manoscritto limita la capacità dei ricercatori di esercitare consapevolmente i propri diritti.
È interessante notare che i ricercatori delle scienze umane e sociali hanno mostrato una maggiore consapevolezza su questi temi rispetto ai colleghi di altri settori. Ad esempio, il 54% di questo gruppo verifica quali diritti mantiene sulle proprie opere, contro il 43% dei ricercatori di altri settori.
Necessità di formazione e supporto
L'indagine ha evidenziato un forte interesse per la formazione sui temi del diritto d'autore: il 71% dei rispondenti ha dichiarato di essere interessato a partecipare a eventi formativi su questi argomenti. Questo dato suggerisce che, nonostante la scarsa attenzione e consapevolezza attuale, esiste una volontà diffusa di approfondire la comprensione delle questioni relative alla gestione dei diritti d'autore. In risposta a questa esigenza, il progetto Right2Pub ha sviluppato una serie di risorse formative volte a promuovere una gestione consapevole dei diritti nella pubblicazione scientifica. Tra queste:
(b) il Libro manifesto Conservazione dei diritti dell’autore e diritto di pubblicazione secondaria in ambito scientifico, che con un approccio scientifico si propone di aumentare la consapevolezza della comunità scientifica e di spingere il decisore politico ad adottare cambiamenti normativi necessari per un accesso più aperto e condiviso alla conoscenza.
Conclusioni e raccomandazioni
Il progetto Right2Pub ha fatto emergere preziosi elementi di conoscenza sulle pratiche e le percezioni dei ricercatori italiani riguardo ai diritti d'autore. Appare chiaramente la necessità di:
- Aumentare la consapevolezza dei ricercatori sui propri diritti come autori, attraverso iniziative di formazione e informazione;
- Promuovere l'adozione di pratiche che favoriscano il mantenimento dei diritti, come l'uso di specifiche clausole contrattuali e licenze aperte;
- Sostenere l'introduzione di un diritto di ripubblicazione secondaria nella legislazione italiana, seguendo l'esempio di altri paesi europei;
- Ripensare i sistemi di valutazione della ricerca, che attualmente, per il peso ancora riconosciuto agli indicatori bibliometrici, finiscono con l’incentivare di fatto la pubblicazione in riviste edite da editori commerciali che spesso richiedono la cessione esclusiva dei diritti.
Un risultato particolarmente significativo riguarda il sostegno a possibili riforme legislative: l'81% dei rispondenti all’indagine ha dichiarato che sosterrebbe una proposta di legge che riconosca il diritto di ripubblicare immediatamente in accesso aperto i contributi finanziati con fondi pubblici (un ulteriore 9% si dichiara a favore di regole di portata più ampia: diritto di ripubblicazione immediata per qualunque tipo di pubblicazione scientifica, anche non finanziata da fondi pubblici).
Questo ampio consenso riflette una crescente consapevolezza dell'importanza di garantire che i risultati della ricerca finanziata pubblicamente siano liberamente accessibili alla società, comunque preservando la qualità della pubblicazione scientifica e individuando adeguati modelli di finanziamento dei costi di pubblicazione.
La prospettiva di un diritto di ripubblicazione inteso come diritto morale, inalienabile e irrinunciabile, rappresenta una possibile soluzione per bilanciare gli interessi degli autori, degli editori e della società. Tale diritto permetterebbe agli autori di ripubblicare i propri lavori in accesso aperto, indipendentemente dagli accordi contrattuali con gli editori, contribuendo così a limitare il potere monopolistico dei grandi gruppi editoriali e a promuovere una più ampia diffusione della conoscenza scientifica.
In questa prospettiva, il progetto ha anche avviato un'intensa attività di advocacy, supportando l'Iniziativa collettiva a sostegno della libera condivisione e diffusione della conoscenza promossa dal Capitolo italiano di Creative Commons. Questa iniziativa rivolge raccomandazioni ai decisori politici, alle università e agli istituti di ricerca, chiedendo modifiche legislative per rendere effettivamente esercitabile il diritto alla ricerca e promuovere l'uso e la condivisione di risorse educative aperte.
In attesa di un intervento più ampio di riforma, il legislatore italiano potrebbe comunque adottare misure per promuovere l'accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche, ad esempio intervenendo sull'art. 42 della legge sul diritto d'autore (“l'autore dell'articolo, o altra opera, che sia stato riprodotto in un'opera collettiva ha diritto di riprodurlo in estratti separati o raccolti in volume, purché indichi l'opera collettiva dalla quale è tratto e la data di pubblicazione. Trattandosi di articoli apparsi in riviste o giornali, l'autore, salvo patto contrario, ha altresì il diritto di riprodurli in altre riviste o giornali”), modificandolo in modo da eliminare la derogabilità contrattuale e ampliare la portata della norma a tutti i diritti economici degli autori.
Il cammino verso una riforma del diritto d'autore che si allinei alle esigenze della comunità scientifica e della scienza aperta è ancora lungo, ma le esperienze emerse e le proposte maturate in questo percorso indicano con chiarezza una direzione: occorre riconoscere il diritto degli autori a condividere liberamente i risultati della ricerca finanziata con risorse pubbliche, rafforzando il ruolo della conoscenza come bene comune.
Guardando al futuro, sarà essenziale costruire un’alleanza tra comunità di ricerca, istituzioni accademiche/scientifiche e decisori politici per tradurre questa visione in interventi normativi concreti, capaci di riequilibrare il sistema della comunicazione scientifica e renderlo aperto, equo e sostenibile.
[1] Il progetto, finanziato dall’iniziativa internazionale Knowledge Rights 21 (KR21) è stato promosso dall’Istituto di Informatica Giuridica e Sistemi Giudiziari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IGSG-CNR), insieme con la Biblioteca “Dario Nobili” dell’Area della ricerca CNR di Bologna, la Biblioteca e Centro di documentazione scientifica dell’Area della ricerca CNR di Pisa, il Capitolo italiano di Creative Commons e il Coordinamento nazionale per l’Italia di Knowledge Rights 21
21 luglio 2025
