
Negli ultimi anni la gestione dei dati di ricerca è diventata un tema sempre più centrale per garantire una scienza più trasparente, riproducibile e aperta. In questo contesto sta emergendo anche in Italia la figura del data steward, ovvero il professionista che supporta ricercatrici e ricercatori nella cura dei dati lungo l’intero ciclo di vita. Proprio per capire quanto e come questa figura sia già presente nel nostro paese, l’Italian Computing and Data Infrastructure (ICDI), con il supporto del progetto europeo Skills4EOSC, ha promosso nel 2023 il primo questionario nazionale dedicato alla data stewardship. L’obiettivo era offrire una prima fotografia sistematica di un panorama noto per essere ancora frammentato e poco visibile.
I risultati di questo lavoro di mappatura sono stati pubblicati da alcuni membri della Comunità Italiana Data Stewards in un articolo intitolato “Mapping Data Stewardship in Italy: Findings from the First National Survey” e disponibile da febbraio 2026 su Open Research Europe.
Il questionario su cui si basa l’articolo, fatto circolare a livello nazionale attraverso le principali mailing list dedicate all’Open Science (oa-italia@lists.icdi.it e icdi@lists.garr.it) e il successivo passaparola, era pensato per raccogliere informazioni sull’organizzazione istituzionale, il profilo professionale delle persone coinvolte e le attività di supporto alla gestione dei dati di ricerca. L’analisi presentata è basata su un totale di 77 risposte valide, provenienti da università ed enti pubblici di ricerca distribuiti su tutto il territorio nazionale.
I risultati mostrano un quadro chiaro, ma non privo di contraddizioni. Nella maggior parte delle istituzioni coinvolte esistono persone che svolgono attività riconducibili alla data stewardship: supporto alla gestione FAIR dei dati, redazione dei Data Management Plan, formazione su Open Science, consulenza su policy e strumenti istituzionali. Tuttavia, queste attività sono raramente associate a un ruolo formalmente riconosciuto con il titolo di “data steward”. Al contrario, emergono molti titoli professionali diversi e collocazioni organizzative eterogenee, che riflettono l’assenza di un profilo standardizzato. Accanto a queste realtà, una parte significativa delle istituzioni segnala ancora l’assenza di personale specificamente dedicato alla gestione dei dati di ricerca, suggerendo un’adozione disomogenea di queste pratiche a livello nazionale.
Nel complesso, lo studio restituisce l’immagine di una professione già necessaria e attiva, ma ancora in cerca di riconoscimento e consolidamento. La data stewardship in Italia appare come un mosaico in costruzione: le competenze ci sono, il bisogno è evidente, ma manca ancora un quadro condiviso che dia visibilità e continuità a questo ruolo. Proprio da questa consapevolezza è nata la Comunità Italiana Data Stewards, che punta a superare la frammentazione attraverso lo scambio di esperienze, la crescita delle competenze e la promozione di percorsi di professionalizzazione.